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QUESTIONE DI LEGITTIMITĄ COSTITUZIONALE DELL'ART. 51 COD. PROC. CIV. NELLA PARTE IN CUI NON PREVEDE L'OBBLIGO DI ASTENSIONE PER IL GIUDICE CHE ABBIA GIĄ VALUTATO LA CAUSA IN SEDE CAUTELARE - Con riferimento al principio del "giusto processo" affermato dalla Corte in sede penale (Tribunale di Torino, ordinanza del 6 ottobre 1997).

G.G. ed altri hanno chiesto al Tribunale di Torino un provvedimento di urgenza diretto ad inibire al titolare di un bar sala biliardi lo svolgimento di attività rumorose e moleste. Il giudice dott. Scotti, della prima sezione civile, ha concesso il provvedimento. Il reclamo del titolare del bar è stato rigettato.
G.G. ed altri hanno iniziato quindi davanti allo stesso Tribunale il giudizio di merito diretto ad ottenere la conferma del provvedimento ottenuto in sede cautelare e la condanna del titolare del bar al risarcimento del danno. Il giudizio è stato assegnato al giudice dott. Scotti. Il convenuto ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'art. 51, secondo comma c.p.c., in relazione all'art. 24 della Costituzione, che garantisce il diritto di difesa.
L'art. 51 cod. proc. civ. indica i casi in cui il giudice deve astenersi. Fra questi non è compreso il caso del giudice che abbia già valutato la causa perché richiesto di emettere un provvedimento cautelare. La difesa del titolare del bar ha sostenuto che l'omessa previsione di questo motivo di astensione costituisce violazione del diritto di difesa.
Il giudice istruttore dott. Scotti, con ordinanza del 6 ottobre 1997, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 26 novembre 1997, ha ritenuto la questione non manifestamente infondata e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale. Il giudice ha richiamato i principi affermati dalla Corte quando, con riferimento al processo penale, ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 34 cod. proc. pen. per mancata previsione dell'incompatibilità del giudice per atti compiuti in precedenza nell'ambito del procedimento: tra i vari casi decisi in questo senso dalla Corte v'è quello della partecipazione al giudizio dibattimentale del giudice delle indagini preliminari che abbia disposto la modifica, sostituzione o revoca di una misura cautelare personale.
La Corte in tali occasioni ha affermato che al fine di assicurare il "giusto processo" e la terzietà del giudice si deve evitare che si determinino condizionamenti o apparenze di condizionamenti, derivanti da precedenti valutazioni pur operate per ragioni di ufficio nell'ambito dello stesso procedimento, per effetto della notevole inclinazione umana a persistere nel proprio giudizio.
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