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Pubblicato in : Lavoro, In flash Stampa E-mail

NEL RICORSO PER CASSAZIONE DEVONO ESSERE INDICATI TUTTI GLI ELEMENTI UTILI PERCHE' IL GIUDICE POSSA AVERE LA COMPLETA COGNIZIONE DELL'OGGETTO DELLA CONTROVERSIA - Senza ricorrere ad altre fonti (Cassazione Sezione Lavoro n. 1912 del 25 gennaio 2017, Pres. Nobile, Rel. Lorito).

Nel procedimento innanzi alla Suprema Corte, ai fini della sussistenza del requisito della "esposizione sommaria dei fatti di causa", prescritto, a pena di inammissibilità, per il ricorso per cassazione dall'art. 366, primo comma, n.3, cod. proc. civ., è necessario, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso, che in esso vengano indicati, in maniera specifica e puntuale, tutti gli elementi utili perché il giudice di legittimità possa avere la completa cognizione dell'oggetto della controversia, dello svolgimento del processo e delle posizioni in esso assunte dalle parti, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti del processo, ivi compresa la sentenza impugnata, così da acquisire un quadro degli elementi fondamentali in cui si colloca la decisione censurata e i motivi delle doglianze prospettate.

Inoltre il ricorrente che, in sede di legittimità, denunci il difetto di motivazione su un'istanza di ammissione di un mezzo istruttorio o sulla valutazione di un documento o di risultanze probatorie o processuali, ha l'onere di indicare specificamente le circostanze oggetto della prova o il contenuto del documento trascurato od erroneamente interpretato dal giudice di merito, provvedendo alla loro trascrizione, al fine di consentire al giudice di legittimità il controllo della decisività dei fatti da provare, e, quindi, delle prove stesse, che, per il principio dell'autosufficienza del ricorso per cassazione, la Suprema Corte deve essere in grado di compiere sulla base delle deduzioni contenute nell'atto, alle cui lacune non è consentito sopperire con indagini integrative (cfr. Cass. 3/1/2014 n.48, Cass. 30/7/2010 n.17915).


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