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LA PUBBLICAZIONE DELLA SENTENZA, IN CASO DI DIFFAMAZIONE, PUO' ESSERE DISPOSTA INDIPENDENTEMENTE DALLA PROVA DELL'ESISTENZA DI UN DANNO ATTUALE - Sanzione autonoma (Cassazione Sezione Prima Civile n. 1091 del 21 gennaio 2016, Pres. Di Palma, Rel. Genovese).

In materia di diffamazione, l'ordine di pubblicazione della sentenza costituisce "una modalità di risarcimento in forma specifica volta ad aggiungersi al risarcimento per equivalente al fine di assicurare, nei casi in cui il giudice la ritenga utile, la integrale riparazione del danno", contribuendo a rimuovere il discredito gettato su un soggetto e a ricostruire la sua immagine pubblica. E' significativo che la pubblicazione della sentenza sia un provvedimento, costituente oggetto di un potere discrezionale del giudice, che può essere disposto indipendentemente dall'esistenza o dalla prova di un danno attuale, trattandosi di una sanzione autonoma che, grazie alla conoscenza da parte della collettività della reintegrazione del diritto offeso, assolve ad una funzione riparatoria in via preventiva rispetto all'ulteriore propagazione degli effetti dannosi dell'illecito nel futuro (v. Cass. n. 6226/2013, n. 1982/2003, n. 564/1995), a differenza del risarcimento del danno per equivalente che ha funzione reintegratoria di un pregiudizio già verificatosi (v. Cass. n. 12103/1995). Si spiega dunque perché una parte della dottrina abbia inteso questa misura come diretta non specificamente a riparare il danno, ma a tutelare l'interesse generale a che non circolino false rappresentazioni della realtà. In tal senso sembra deporre il riferimento dell'art. 120 c.p.c. - come presupposto per l'emissione dell'ordine di pubblicazione - a una "decisione di merito" e non necessariamente a una condanna al risarcimento del danno o a distinti facere di reintegrazione del diritto leso.


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