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IL DIRITTO ALL'ISTRUZIONE DEL MINORE AUTISTICO DEVE RITENERSI FONDAMENTALE - Anche in base alla Convenzione delle Nazioni Unite del 13 dicembre 2006 (Consiglio di Stato Sezione Sesta n. 5428 del 1 dicembre 2015, Pres. Griffi, Est. Lopilato).

La madre e il padre di un bambino autistico in età di otto anni iscritto a una scuola primaria di Foligno hanno impugnato davanti al Tribunale regionale amministrativo per l'Umbria il provvedimento del dirigente dell'istituto che ha ridotto da 24 a 11 ore settimanali la prestazione lavorativa di un insegnante di sostegno assegnato al minore. I genitori hanno chiesto il ripristino delle precedente modalità di assistenza e la condanna dell'amministrazione al risarcimento dei danni - producendo documentazione attestante che il minore era "invalido con totale e permanente inabilità lavorativa e con necessità di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita". 

Il Tribunale amministrativo, con sentenza 8 novembre 2013, n. 519, ha rigettato il ricorso, rilevando che l'Amministrazione aveva in modo ragionevole ritenute congrue undici ore, con l'affiancamento di "un operatore per ulteriori cinque ore, oltre ad otto ore di compresenza".  I ricorrenti hanno proposto appello davanti al Consiglio di Stato, facendo valere la violazione della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) e del principio di ragionevolezza e proporzionalità, nonché il difetto di motivazione. In particolare, ribadendo le censure prospettate in primo grado, essi hanno dedotto come il minore avesse un "autismo grave con totale incapacità di attenzione", con la conseguente necessità di assegnazione di un sostegno in rapporto 1:1. Si è costituita in giudizio l'amministrazione intimata chiedendo il rigetto dell'appello.  

 Il Consiglio di Stato con decisione n. 5428 del 1 dicembre 2015 (Pres. Griffi, Est. Lopilato), ha accolto l'impugnazione. Il diritto all'istruzione del minore portatore di handicap - ha affermato il Consiglio - ha rango di diritto fondamentale, che va rispettato con rigore ed effettività sia in adempimento ad obblighi internazionali (artt. 7 e 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006, ratificata con l. 3 marzo 2009, n. 18), sia per il carattere assoluto proprio della tutela prevista dagli artt. 34 e 38, commi 3 e 4, Cost.; in particolare, l'istruzione rappresenta uno dei fattori che maggiormente incidono sui rapporti sociali dell'individuo e sulle sue possibilità di affermazione professionale, ed il relativo diritto assume natura sia sociale sia individuale, con la conseguente necessità, con riferimento ai portatori di handicap, di assicurarne la piena attuazione attraverso la predisposizione di adeguate misure di integrazione e di sostegno (Cons. Stato, sez. sesta, 27 ottobre 2014, n. 5317). Nel caso di specie - ha osservato il Consiglio - dalla documentazione in atti risulta che il minore sia "invalido con totale e permanente inabilità lavorativa e con necessità di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita", essendo affetto da "un autismo grave con totale incapacità di attenzione". In presenza di tale complessivo quadro clinico - ha rilevato il Consiglio - il dirigente scolastico avrebbe dovuto indicare in modo rigoroso le ragioni per le quali non fosse necessario assicurare al minore una tutela piena nella misura richiesta. L'atto impugnato in primo grado - ha concluso il Consiglio - deve, pertanto, essere annullato per insufficienza della motivazione. Tuttavia il Consiglio ha rigettato la domanda di risarcimento dei danni in quanto non è stata dimostrata la colpa della pubblica amministrazione. 


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