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LA MOZIONE APPROVATA IL 7 LUGLIO 1999 DALL'ASSEMBLEA DI PROTESTA CONTRO L'INGIUSTO PROCESSO DEL LAVORO A ROMA - E i documenti dei giudici della Sezione Lavoro.

MOZIONE APPROVATA ALL’UNANIMITA’

L’assemblea di protesta contro l’ingiusto processo del lavoro a Roma, convocata il giorno 7 luglio 1999 per iniziativa delle Associazioni professionali e organizzazioni sindacali Associazione Avvocati del Lavoro, I.D.F. - Iniziativa democratica Forense, Coordinamento Legali CGIL, FAILEA - FALCEV, CUB - FLMU, Legali Uil RILEVATO - che mentre in altri grandi centri italiani i tempi stabiliti dal legislatore per le cause di lavoro vengono sostanzialmente rispettati, nella Capitale si è arrivati a fissare l’udienza di prima comparizione fino a 60 mesi (anni 5), anziché a 60 giorni come previsto dalla legge ed a disporre rinvii anche di anno in anno;

- che la legge 11.8.73 n. 533 impone all’art. 21 di munire gli uffici del personale necessario ad assicurare il rispetto dei termini stabiliti per la sollecita trattazione della cause di lavoro, adeguando anno per anno l’organico in funzione delle necessità;

CONSIDERATO

- che il mancato rispetto a Roma di una legge che viene normalmente applicata in altri grandi centri italiani concreta una grave ed ingiusta discriminazione vietata dagli artt. 3, 24 e 97 della Costituzione, nonché dall’art. 6 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, recepita dall’Unione europea con i trattati di Maastricht ed Amsterdam;

- che tale discriminazione è causa di ingiusti disagi per gli oltre 500.000 cittadini romani interessati alla definizione delle cause di lavoro in corso e che il loro numero è destinato ad aumentare per il sopraggiungere delle controversie del pubblico impiego;

- che è dovere dei magistrati e degli avvocati attivarsi per eliminare le disfunzioni del processo del lavoro, che ledono il prestigio dell’Ordine Giudiziario e la dignità dell’avvocatura e producono sfiducia nelle istituzioni;

- che pari impegno fa carico alle forze politiche ed alle organizzazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori; - che con le risorse rese disponibili dalle recenti riforme i capi degli uffici di Roma, il C.S.M. ed il Ministro di Grazia e Giustizia possono sin da subito intervenire per modificare l’attuale situazione; 

- che a tutt’oggi, per contro, i responsabili degli uffici giudiziari romani non hanno adottato nessun provvedimento ed anzi in occasione dell’entrata in vigore del Giudice unico hanno avanzato, in materia di organici, proposte che penalizzano la giustizia del lavoro a Roma;

INVITA

- il C.S.M. a disattendere le indicazioni dei capi degli uffici giudiziari romani ed a disporre un riassetto organizzativo che utilizzi le risorse disponibili per migliorare il funzionamento della giustizia del lavoro;

- i Presidenti della Corte di Appello e del Tribunale di Roma a riformulare le proposte di riassetto degli organici in modo da tener conto della esigenza primaria di far funzionare il processo del lavoro nel completo rispetto dei termini previsti dalla legge;

- il Ministro di Grazia e Giustizia a dare concreto seguito alle ripetute promesse di ampliamento detti organici da destinare alla giustizia del lavoro;

CHIEDE

alla Commissione Europea l’apertura nei confronti della Stato italiano di una procedura di infrazione davanti alla Corte di giustizia dell’Unione in base al trattato di Maastricht, per violazione del diritto dei cittadini romani di avere giustizia in tempi rapidi DELIBERA di costituirsi in comitato permanente di protesta per l’attuazione di tutte le iniziative necessarie, in ogni sede competente, al fine di eliminare le disfunzioni della giustizia del lavoro nella Capitale.

Roma, 7 luglio 1999

ADESIONE DEI GIUDICI DEL LAVORO ALL'ASSEMBLEA DI PROTESTA

I magistrati della Sezione Lavoro 1° grado del Tribunale di Roma, riuniti in assemblea in data 5 luglio 1999 prendono atto della iniziativa assunta dalla Associazione Avvocati del Lavoro, dalla Associazione I.D.F. (Iniziativa Democratica Forense), dal Coordinamento Legali CGIL, dal FAILEA-FALCEV, dalla CUB-FLMU e dai Legali UIL di tenere una "Assemblea di protesta" per il 7 luglio 1999 ore 11 nella sala dell'Istituto dei Padri Pallottini in via Ferrari 1, in considerazione delle abnormi disfunzioni del processo del lavoro a Roma; condividono le preoccupazioni e il forte disagio espressi nel comunicato, che i magistrati hanno già manifestato nelle sedi istituzionali, segnalando l'insufficiente determinazione degli organici della Sezione da parte del Presidente del Tribunale, in palese ed ingiustificata discriminazione a danno del processo del lavoro; deliberano - di aderire alla iniziativa; - di attuare la sospensione delle udienze anche pcr consentire 1a partecipazione all'assemblea di tutti coloro che fossero interessati; - di non adottare provvedimenti processuali sanzionatori in caso di assenza di parti o difensori.

TRIBUNALE CIVILE di ROMA

TRIBUNALE LAVORO

SEZIONE TERZA

Da presidenza della Sezione Terza a

Associazione Avvocati del Lavoro

Viale Angelico n. 35 Roma

Ho ricevuto il cortese invito del Signor Segretario della Associazione degil Avvocati del Lavoro di Roma.

La coincidenza della iniziativa con una udienza della terza Sezione (udienza che notoriamente impegna la giornata intera), mi impedisce di partecipare all'incontro ma non di inviare un augurio di buon lavoro e di buon risultato. Un rapidissimo bilancio degli ultimi quattro anni di giustizia del lavoro appello a Roma mi consente dl ricordare che il Tribunale del lavoro-appello, di fronte a imponenti sopravvenienze annue, ha tuttavia portato la pendena da 32.000 processi totali a 24.000 totali con la pronunzia di numeri elevati di sentenze (fino a 7500 per anno) e la conseguente soluzione di un numero di controversie ben eccedente il numero di quelle sopravvenute. I processi di appello erano nel 1993 fissati a cinque anni, oggi sono fissati secondo graduatorie preregolamentate di urgenza a 18 mesi a 24 mesi e in limitato numero di casi a 32 mesi.

Non sono ancora questi i tempi di una risposta giudiziaria accettabile, e tuttavia ogni risultato voluto richiede i mezzi necessari a ottenerlo. Fino ad oggi questa presidenza ha caparbiamente assicurato una tendenza al miglioramento dei risultati. In questa prospettiva miglioristica il Tribunale del lavoro-appello ha utilizzato leve organizzative le più diverse per rimedio e supplenza contro carenze che sul piano della strumentazione servente si stanno invece via via aggravando. In prospettiva e pensando al più vicino futuro ritengo invece necessaria l'adozione di misure adeguate e diverse da quelle ad oggi prefigurate.

Non è stata adeguatamente capita la assoluta unicità del caso giustizia del lavoro a Roma. In questa sede si è fino ad oggi concentrata una gran parte dell'intero contenzioso nazionale e una parte ancora maggiore se ne concentrerà con l'entrata a regime del contenzioso del pubblico Impiego contrattualizzato. A tanto carico non corrisponde una coerente affribuzione di Magistrati addetti e ancora più insufficiente è il numero degli addetti di cancelleria che costituiscono cerniera insostituibile tra le esigenze produttive della macchina giudiziaria e esigenze operative e di conoscenza proprie dell'Avvocatura.

La previsione di un aumento dell'organico della Corte di appello di Roma pari a nove magistrati che andranno a costituire in tutto la nuova Sezione di Appello con competenza territoriale estesa all'intero distretto (tutti i bacini dell'ex Tribunale appello Roma e degli otto Tribunali dislocati nella Regione) risulta perciò frutto avvelenato della errata opinione che la Corte stessa svrebbe cominciato a lavorare senza pendenze. Invece già al termine del primo anno saranno stati depositati - con la certezza che deriva dalle statistiche degli anni appena passati - non meno di ottomila appelli e dunque al termine del primo quadrimestre del 2000 (del primo anno appunto) la tempestività della risposta giurisdizionale dell'appello sarà già a forte rischio.

Sul piano dei mezzi, per tacere di tutto il resto, la sede della nuova Corte di Appello lavoro non risulta allo stato reperita e l'indispensabilità della sede non credo sia posta in discussione da nessuno. Senza scoraggiamento alcuno a nome mio proprio e dei Magistrati della Sezione, assicuro comunque il massimo impegno a ulteriormente cercare a ad applicare ogni soluzione che nella concretezza del mezzi messi a disposizione, raggiunga i massimi risultati pensabili.

Roma, 6/7/1999

F.to Dott. Gaetanino Zecca


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