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LE OSSERVAZIONI DEL COMITATO PER LA GIUSTIZIA DEL LAVORO A ROMA SULLE PROPOSTE TABELLARI DEL PRESIDENTE DELLA CORTE DI APPELLO - Il documento è stato inviato al Consiglio Superiore della Magistratura. Roma, 4 ottobre 1999

Pubblichiamo il testo integrale del documento trasmesso nello scorso luglio dal Comitato per la Giustizia del Lavoro a Roma al Consiglio Superiore della Magistratura che si accinge a decidere sul numero dei magistrati da destinare alla Sezione Lavoro.

Altre informazioni nella sezione “Il Contesto”.

Oggetto: osservazioni sulle proposte tabellari del Presidente della Corte di Appello di Roma Quali componenti del comitato per la giustizia del lavoro a Roma costituito dall’assemblea di protesta svoltasi il 7 luglio u.s., con la partecipazione degli utenti, dei magistrati della sezione lavoro e dei rappresentanti delle forze politiche e sociali, rappresentiamo l’esigenza di una modifica delle tabelle proposte per gli uffici giudiziari romani.

L’art. 21 L.n. 533/73 prevede che gli organici della giustizia del lavoro siano di anno in anno determinati in misura tale da assicurare il rispetto dei tempi previsti dal legislatore per la trattazione delle cause.

Questo rapporto - rispettato a Milano e in altri grandi centri, dove l’udienza di prima comparizione è fissata a 60 giorni - è saltato a Roma, dove si è arrivati a fissare le cause a 60 mesi.

Le tabelle oggi proposte per Roma - che comportano per ogni magistrato della sezione lavoro un carico medio di 1.800 cause, a fronte di 400 per i giudici delle altre sezioni - anziché segnare un’inversione di tendenza, non possono che perpetuare l’attuale situazione, destinata peraltro ad aggravarsi in seguito alla devoluzione al giudice del lavoro del contenzioso in materia di pubblico impiego. 

Né può ritenersi che il “peso specifico” delle cause di lavoro - in termini di difficoltà e di impegno richiesto - sia inferiore a quello delle altre cause.

Basti pensare, in via esemplificativa, ai compiti assegnati alla magistratura del lavoro dalla L. n. 223/91, in materia di ristrutturazioni aziendali, dalla L. n. 428/90 in materia di trasferimento di azienda, dalla L. n. 626/94 in materia di sicurezza, dalla L. n. 146/90 in materia di sciopero nei pubblici servizi; per non parlare della tutela del cittadino nei confronti del sistema sanitario e della tendenza all’ampliamento dei c.d. “diritti sociali”.

Altre complesse questioni si pongono e si moltiplicheranno per le riforme del sistema previdenziale.

Oltre che dalla disparità dei carichi di lavoro, la giustizia del lavoro romana è caratterizzata da carenze strutturali assolutamente ingiustificabili nella capitale di uno Stato che fa parte del G8. Per mancanza di stanze e di assistenza i giudici romani tengono udienza due volte la settimana, mentre per i giudici milanesi la frequenza settimanale è di 3-4.

Il fallimento delle procedure conciliative in sede amministrativa è largamente dovuto all’assenza del deterrente costituito dal rapido intervento del giudice in caso di mancato accordo.

In queste condizioni è necessario quanto meno che il C.S.M. dia un segnale di inversione di tendenza pronunciandosi per una modifica delle tabelle.

Con i migliori saluti.

Comitato per la Giustizia del Lavoro a Roma


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