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LA PROMESSA DEL FATTO DEL TERZO PUO' TROVARE APPLICAZIONE ANCHE PER SALVAGUARDARE L'OCCUPAZIONE DEI LAVORATORI - In caso di ristrutturazioni o eventi simili (Cassazione Sezione Lavoro n. 17168 del 9 ottobre 2012, Pres. Lamorgese, Rel. Tria).

Con la promessa del fatto del terzo, il promittente assume una prima obbligazione di facere, consistente nell'adoperarsi affinché il terzo tenga il comportamento promesso, onde soddisfare l'interesse del promissario, ed una seconda obbligazione di "dare", cioè di corrispondere l'indennizzo nel caso in cui, nonostante si sia adoperato, il terzo si rifiuti di impegnarsi. Ne consegue che, qualora l'obbligazione di facere non venga adempiuta e l'inesecuzione sia imputabile al promittente, ovvero venga eseguita in violazione dei doveri di correttezza e buona fede, il promissario avrà a disposizione gli ordinari rimedi contro l'inadempimento e, qualora sussista il nesso di causalità tra inadempimento ed evento dannoso, il risarcimento del danno; qualora, invece, il promittente abbia adempiuto a tale obbligazione di facere e, ciononostante, il promissario non ottenga il risultato sperato a causa del rifiuto del terzo, diverrà attuale l'altra obbligazione di "dare", in virtù della quale il promittente sarà tenuto a corrispondere l'indennizzo. D'altra parte, essendo la figura della promessa del fatto del terzo una figura di carattere generale, essa può trovare applicazione anche con riguardo a contratti o a singole clausole contrattuali diretti a salvaguardare l'occupazione dei lavoratori in caso di ristrutturazioni aziendali o in situazioni consimili.


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