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AUMENTARE GLI INVESTIMENTI NON I LICENZIAMENTI - Quel che accade in Germania.

Roma, 2 maggio 2012 - Il ministro Fornero, parlando ai lavoratori dell'Alenia, ha ricordato il fenomeno delle delocalizzazioni per giustificare la prevista riforma dell'articolo 18. Le imprese italiane andrebbero all'estero, secondo il ministro, perché in Italia non avrebbero la possibilità di licenziare. Da qui la necessita' di ridurre le garanzie derivanti dall'articolo 18. Un ragionamento che non funziona. Negli Stati Uniti, ove esiste la massima libertà di licenziamento, la Apple ha smantellato i suoi stabilimenti per trapiantarli in Cina, ove le possibilità di sfruttamento di manodopera a basso costo sono ancora larghissime. Non e' poi vero che l'articolo 18, nel testo attuale, precluda la possibilità di licenziamento per ragioni economiche ed organizzative. Tanto e' vero che le imprese italiane autrici delle delocalizzazioni, hanno effettuato massicci licenziamenti. Per ridurre il personale in base alla legge n. 233 del 1991, rispondente ad una direttiva dell'Unione Europea, basta seguire correttamente la prescritta procedura informativa sulle ragioni del provvedimento ed applicare criteri di scelta non discriminatori. L'articolo 18 scatta soltanto se l'informazione data dall'impresa e' scorretta ovvero se i criteri per la scelta dei cosiddetti "esuberi" non sono oggettivi.

Non e' ancora chiaro come si procederà secondo quanto annunciato dal ministro Fornero alla riduzione delle garanzia in materia di licenziamenti per ragioni economiche. Ma una cosa e' certa: se già adesso queste operazioni sono frequenti, deve prevedersi che, ridotti gli attuali paletti, i licenziamenti collettivi aumenteranno, non solo per facilitare le delocalizzazioni ma anche per favorire il rinnovamento degli organici in base a criteri discriminatori. Nel frattempo, secondo informazioni del New York Times, l'industria tedesca e' in difficoltà per mancanza di manodopera e sta favorendo l'afflusso di lavoratori qualificati dai paesi dell'Europa meridionale, tra cui l'Italia, offrendo loro ampie agevolazioni.

Mentre, secondo il ministro Fornero, i nostri imprenditori sono preoccupati di aumentare le possibilità di licenziamento, quelli tedeschi sono in cerca di lavoratori da assumere e ne favoriscono in ogni modo l'afflusso in Germania. Ci sarà, per questo, una ragione. La più ovvia e' che le imprese tedesche investono in produzioni di elevata qualità. Perché lo stesso non avviene in Italia, dove pure la nostra Costituzione pone alle imprese un dovere di solidarietà? A questo interrogativo si deve dare risposta con urgenza anziché impegnarsi nella riduzione delle garanzie occupazionali.

Domenico d'Amati

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