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NEI RICORSI IN CASSAZIONE PER VIOLAZIONE DI LEGGE IL QUESITO DI DIRITTO DEVE CONSISTERE NELL'ENUNCIAZIONE DI UN PRINCIPIO - Diverso da quello posto a base della decisione impugnata (Cassazione Sezioni Unite Civili n. 25117 del 14 ottobre 2008, Pres. Carbone, Rel. Toffoli).

A norma dell'art. 366 bis cod. proc. civ. nei ricorsi in Cassazione per violazione di legge l'illustrazione di ciascun motivo del ricorso per cassazione deve concludersi a pena di inammissibilità con la formulazione di un quesito di diritto.

Il ricorrente deve necessariamente procedere all'enunciazione di un principio di diritto diverso da quello posto a base della decisione impugnata. Quindi il quesito non può risolversi in una generica istanza di decisione sull'esistenza della violazione di legge denunciata nel motivo e nell'interpello della Corte di cassazione in ordine alla fondatezza della censura illustrata nello svolgimento del motivo, ma deve porre la medesima Corte in condizione di rispondere ad esso con l'enunciazione di una regula iuris, in quanto tale suscettibile di ricevere applicazione in casi ulteriori rispetto a quello sottoposto all'esame del giudice che pronunciato la sentenza impugnata.


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