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LA CASSAZIONE APRE LE PORTE DELLA PROFESSIONE GIORNALISTICA AL POPOLO DEI "VOLONTARI" – DISATTESO L'ORIENTAMENTO RESTRITTIVO DELLA PROCURA GENERALE E DI ALCUNI CONSIGLI REGIONALI DELL'ORDINE, IN MATERIA DI ISCRIZIONI D'UFFICIO NEL REGISTRO DEI PRATICANTI - Un argine al lavoro nero nelle redazioni (Cassazione Sezione Prima Civile n. 5936 del 10 maggio 2000, Pres. Senofonte, Rel. Di Palma).

La Suprema Corte ha preso atto della realtà del mondo giornalistico dove le redazioni sono popolate di "volontari" o "abusivi", privi di regolare inquadramento e sottopagati, che sopportano lunghi periodi di sfruttamento in attesa del sospirato rilascio della dichiarazione di inizio della pratica ai fini dell'iscrizione nel Registro dei Praticanti e della ammissione all'esame di idoneità professionale. Alcuni di loro, constatata l'inutilità dell'attesa, chiedono ai Consigli Regionali di iscriverli d'ufficio nel Registro dei Praticanti con effetto retroattivo e di ammetterli all'esame. Non tutti i Consigli ritengono che ciò sia possibile. Anche in caso di accoglimento della domanda, l'iscrizione può essere impugnata dalle Procure Generali presso le Corti d'Appello, il cui orientamento è stato sinora contrario alla possibilità di iscrizione con effetto retroattivo. Può inoltre verificarsi, soprattutto nelle cause di licenziamento, che i giudici del lavoro non riconoscano la validità dell'iscrizione retroattiva e neghino la reintegrazione.

La Suprema Corte, con la sentenza n. 5936 del 10 maggio 2000 (Pres. Senofonte, Rel. Di Palma), ha ora posto fine all'incertezza disattendendo l'orientamento della Procura Generale e affermando che i Consigli dell'Ordine possono disporre l'iscrizione d'ufficio, con effetto retroattivo, degli aspiranti giornalisti, ammettendoli conseguentemente all'esame di idoneità per l'iscrizione all'Albo. E' una decisione di grande importanza che porrà un argine al "lavoro nero" nelle redazioni.


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