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RISARCIMENTO DEL DANNO ESISTENZIALE PER LA LESIONE DEI DIRITTI FONDAMENTALI, GARANTITI DALLA COSTITUZIONE - Esso va determinato con valutazione equitativa (Cassazione Sezione Prima Civile n. 7713 del 7 giugno 2000, Pres. Reale, Rel. Morelli).

Francesco C. è stato dichiarato padre naturale di Daniele H. con sentenza emessa nel marzo del 1987, dopo un giudizio durato tre anni; egli è stato anche condannato a corrispondere al figlio naturale un assegno di mantenimento con effetto dal settembre del 1984, ma è rimasto inadempiente all'obbligo di pagare tale assegno sino al giugno del 1990. Egli è stato prosciolto in sede penale dall'imputazione di violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 n. 2 C.P.) in quanto il giudice ha ritenuto che il figlio minore non si trovasse in situazione di bisogno perché al suo mantenimento aveva provveduto la madre naturale. In seguito a ricorso di Daniele H., costituitosi parte civile, la Suprema Corte ha cassato questa decisione rinviando alla Corte d'Appello di Venezia "per i soli effetti civili".
Successivamente Daniele H. ha convenuto Francesco C. davanti alla Corte d'Appello di Venezia chiedendo il risarcimento dei danni personalmente subiti, "sia sotto il profilo affettivo che economico" in conseguenza del comportamento "intenzionalmente e pervicacemente defatigatorio del padre naturale". La Corte d'Appello di Venezia ha accolto la domanda quantificando, equitativamente, in 30 milioni il risarcimento del danno subito da Daniele H. Francesco C. ha proposto ricorso per cassazione sostenendo che la Corte d'Appello non avrebbe dovuto liquidare alcun danno dal momento che egli aveva pagato tutto quanto dovuto per assegno di mantenimento e che, essendo egli stato assolto in sede penale, non era configurabile alcun danno morale da reato.

La Suprema Corte (Sezione Prima Civile n. 7713 del 7 giugno 2000, Pres. Reale, Rel. Morelli) ha rigettato il ricorso, affermando l'applicabilità in materia del principio stabilito dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 184 del 1986, con la quale è stato riconosciuto, in caso di lesione della salute, il diritto al risarcimento del c.d. danno biologico. Questo principio - ha osservato la Cassazione - è riferibile ad ogni analoga lesione di diritti fondamentali della persona, risolventesi in un danno esistenziale e dalla vita di relazione; nel caso in esame il diritto del figlio nei confronti del padre naturale non ha soltanto un contenuto patrimoniale, in quanto attiene ad aspetti fondamentali della persona umana.

La lesione dei diritti fondamentali della persona, collocati al vertice della gerarchia dei valori costituzionalmente garantiti - ha affermato la Suprema Corte - è passibile di sanzione risarcitoria, per il fatto in sé della lesione (danno evento) indipendentemente dalle eventuali ricadute patrimoniali che la stessa possa comportare (danno conseguenza). L'art. 2043 cod. civ. che prevede il risarcimento del danno ingiusto deve essere posto in relazione con gli articoli 2 e segg. della Costituzione, che tutelano la persona umana. Pertanto - ha affermato la Cassazione - la Corte veneziana ha correttamente riconosciuto al figlio naturale il risarcimento del danno non già morale, da illecito penale, ma da lesione in sé dei suoi diritti fondamentali in conseguenza della condotta del genitore. Il contenuto stesso del danno derivante da tale tipo di lesione - ha concluso la Cassazione - ne comporta la liquidazione equitativa.

Pubblichiamo il testo integrale della sentenza nella sezione Documenti.


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