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PROPOSTE DEGLI AVVOCATI EUROPEI DEMOCRATICI PER IL CONTROLLO DEI LICENZIAMENTI COLLETTIVI - Il giudice e l'autorità amministrativa devono controllare non solo il rispetto delle procedure, ma anche i motivi delle decisioni di riduzione del personale.

Il controllo dei licenziamenti collettivi ha formato oggetto di un dibattito svoltosi a Barcellona il 31 marzo e il 1° aprile 2000 per iniziativa dell'associazione Avvocati Europei Democratici.

I lavori sono stati aperti da Emilia Casas, giudice della Corte Costituzionale spagnola, che si è soffermata sulla funzione del diritto del lavoro nei confronti dei fenomeni di "globalizzazione" economica in atto. Sono state svolte nove relazioni: Per una Carta del Lavoratore in Europa, di Bruno Trentin, membro del Parlamento europeo; L'affare Renault - Il giudice nazionale e la problematica del luogo della decisione, di Gilbert Demez, docente dell'Università di Lovanio; Il ruolo del Comitato di impresa europeo, di Rachid Brihi, avvocato del Foro di Versailles; Il controllo da parte dei rappresentanti dei lavoratori (diritti nazionali e diritti europei), di Xavier G. De Rivera, avvocato del Foro di Barcellona; Il controllo amministrativo e giudiziario. Sanzioni (diritti nazionali e diritto europeo), di Bertram Svanzinger, magistrato del Tribunale del Lavoro di Brema; Francia: i piani sociali. Nullità. Il caso "La Samaritaine", di Michel Henry, avvocato del Foro di Parigi; Italia: il diritto alla reintegrazione, di Piero Panici, avvocato del Foro di Roma; Per una nuova disciplina dei licenziamenti collettivi, di Pier Giovanni Alleva, professore ordinario dell'Università di Ancona; Il diritto comunitario e il giudice nazionale, di M. Castello De La Torre, referendario della Corte di Giustizia delle Comunità europee; Prospettive del diritto sociale e comunitario, di Fernando Vasquez, rappresentante della Commissione europea.

Al termine dei lavori è stato approvato un documento conclusivo nel quale si propone l'applicazione in Europa dei seguenti principi comuni:

  • Il licenziamento deve essere l'ultimo rimedio.
  • Il datore di lavoro deve consultare in tempo utile i rappresentanti dei lavoratori, specialmente nel caso di imprese che esercitino la loro attività in più Stati dell'Unione Europea, nel quadro del comitato di impresa europeo; tuttavia la consultazione di questo organismo non dispensa l'imprenditore dall'obbligo di consultare le rappresentanze dei lavoratori direttamente interessati dal progetto di licenziamento collettivo.
  • Il diritto dei rappresentanti dei dipendenti di chiedere accertamenti peritali, previsto in particolare dalla direttiva n. 98/59 relativa ai licenziamenti collettivi, deve essere reso effettivo in quanto collegato a quello di proporre una soluzione alternativa al progetto dell'imprenditore.
  • Il rispetto delle procedure di consultazione e i motivi della decisione di licenziamento collettivo devono formare oggetto di controllo amministrativo e/o giudiziario.
  • La violazione degli obblighi dell'imprenditore in materia di licenziamenti collettivi deve essere adeguatamente sanzionata; a tal fine la reintegrazione dei dipendenti, come conseguenza della nullità della decisione di licenziamento, deve essere preferita al solo indennizzo.
  • In ogni caso i dipendenti licenziati devono avere la possibilità di contestare davanti a un giudice la decisione di risoluzione del loro rapporto di lavoro e di ottenere la riparazione integrale del pregiudizio da loro subito ovvero la reintegrazione.
  • I diritti dei lavoratori devono essere garantiti anche nell'attuazione della politica comunitaria in materia di concorrenza; in questo contesto i rappresentanti dei lavoratori devono vedersi riconoscere la qualità di parte interessata nelle procedure di controllo delle concentrazioni.
  • Il progetto di Carta dei diritti fondamentali in corso di elaborazione da parte del Parlamento europeo deve includere i diritti fondamentali dei lavoratori.

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