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UN IMPRENDITORE PRIVATO PUÒ ESSERE CHIAMATO IN GIUDIZIO DAVANTI ALLA MAGISTRATURA FEDERALE DEGLI STATI UNITI PER RISPONDERE DELL'IMPIEGO DI LAVORO FORZATO IN UN PAESE STRANIERO - Giudizio d'appello per il caso Unocal in California.

I legali dell'International Labor Rights Fund hanno impugnato, nell'interesse di quindici lavoratori birmani, rimasti anonimi per ragioni di sicurezza, davanti alla Corte d'Appello Federale del Nono Circuito, la decisione del giudice federale Ronald S. Lew, del Distretto Centrale della California, che ha ritenuto, con giudizio sommario, priva di fondamento la domanda di risarcimento dei danni da loro proposta nei confronti della Unocal, Union Oil Company di California, per averli utilizzati in condizioni di lavoro forzato nella realizzazione di un progetto di sfruttamento di bacini petroliferi in Birmania.

Il giudizio di appello avrà inizio entro la fine dell'anno in corso. La causa è cominciata nel settembre 1996, quando i quindici lavoratori birmani hanno convenuto in giudizio, in California, la Unocal sostenendo che la Compagnia americana, congiuntamente alla francese Total, aveva utilizzato in Birmania, per lo sfruttamento dei campi petroliferi di Yadane, manodopera locale reclutata con la forza dall'esercito per contro di una società controllata dallo Stato birmano, la Mianmar Oil and Gas Enterprise (MOGE). I lavoratori hanno chiesto l'applicazione di una legge americana risalente al 1780, l'Alien Tort Claims Act, dei principi affermati dal Tribunale Internazionale di Norimberga competenti per i giudizi sui crimini nazisti, e della legge californiana, che vieta la violenza privata, il maltrattamento, ed altro. L'Alien Tort Claims Act stabilisce che un cittadino straniero può agire, in sede civile, davanti a un giudice americano, per ottenere il risarcimento dei danni derivatigli da violazione della legge internazionale.

L'Unocal si è difesa sostenendo, tra l'altro, di avere ignorato le violazioni dei diritti umani perpetrate dall'esercito birmano. Il giudice Lew ha affermato la propria giurisdizione sul caso sottopostogli, ha ritenuto che il ricorso al lavoro forzato costituisca violazione della legge internazionale ed ha accertato che, in effetti, i lavoratori birmani erano stati reclutati ed impiegati con la forza, in condizioni di gravissimo disagio, nella realizzazione dell'iniziativa attuata in Birmania dalla Unocal e dalla Total. Il giudice ha anche stabilito che la Unocal era a conoscenza delle modalità di reclutamento ed impiego della manodopera birmana, ma ha nondimeno ritenuto infondata la domanda proposta dai lavoratori, in quanto ha escluso che essi avessero dato la prova che la Unocal avesse concordato con il partner birmano il ricorso al lavoro forzato. Il giudice Lew non ha peraltro escluso la possibilità di un'azione giudiziaria nei confronti della Unocal davanti al giudice statale della California. Contro questa decisione emessa il 31 agosto 2000 (U.S. District Court for the Central District of California, John Doe I at. Al. v. Unocal Corp, Case n. CV 96-6953) i legali americani dei lavoratori birmani hanno proposto appello, sostenendo, tra l'altro, che il giudice Lew ha ignorato precisi elementi di prova in ordine alla responsabilità dei dirigenti della Unocal per avere determinato l'impiego di lavoro forzato nella realizzazione del progetto Yadane. Nell'atto di appello si richiamano i principi affermati nel 1952 dal Tribunale Internazionale di Norimberga nei processi a carico degli industriali tedeschi Friederick Flich e Karl Franch, ritenuti responsabili dell'impiego di prigionieri loro forniti dalle S.S. I legali dell'International Labor Rights Fund hanno anche promosso, per i lavoratori birmani, un giudizio per violazione della legge statale della California; la prima udienza si terrà nel prossimo mese di giugno.


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