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IL DOCUMENTO DELL'ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI IN DIFESA DELLA GIURISDIZIONE - Risposta alla mozione sulla giustizia approvata dal Senato.

Nella mozione approvata dal Senato il 5 dicembre scorso si afferma, tra l'altro, che "alcuni magistrati, in varie sedi, hanno tentato e tentano ancora oggi di usare l'alto mandato, con le relative prerogative previste dalla Costituzione, a fini di lotta politica, fino ad interferire sulla vita politica del Paese utilizzando in maniera strumentale i più svariati capi di accusa di sapore chiaramente illiberale".

Alla mozione la Giunta esecutiva centrale dell'Associazione Nazionale Magistrati ha reagito presentando le dimissioni accompagnate dal seguente documento:

"La mozione sulla giustizia presentata in Senato dalla maggioranza contiene premesse inaccettabili perché in aperto contrasto con il modello di giurisdizione e di assetto dei poteri costituzionali disegnato dalla carta costituzionale.
E' sovvertito il principio in base al quale spetta esclusivamente ai giudici il potere di interpretare ed applicare le norme secondo i principi della Costituzione.

Le decisioni assunte dagli organi giudicanti devono essere rispettate dagli altri Organi costituzionali e non possono essere ritenute, se pregiudizievoli per imputati eccellenti, espressione di un uso distorto e politicamente orientato della funzione.

Se si vuole assicurare ad Alcuno l'impunità, sarebbe più trasparente e lineare reintrodurre l'Istituto dell'autorizzazione a procedere.

La continua accusa di "un uso politico della giustizia" si risolve nella delegittimazione dell'intero ordine giudiziario perché non ancorata ad alcuna specifica e provata contestazione che pure potrebbe essere fatta valere nelle sedi competenti secondo forme istituzionalmente corrette. Questi messaggi feriscono persistentemente le istituzioni democratiche, disorientano i cittadini e rendono ancora più difficoltoso l'inserimento dell'Italia nel contesto europeo.

E' gravissimo che in una mozione della maggioranza i temi dell'Europa, della gerarchia delle fonti e della cooperazione internazionale vengano affrontati con stupefacente superficialità.

L'ANM rileva, con estrema sofferenza, che nonostante l'impegno assoluto per ricondurre i toni del dibattito sulla giustizia nei limiti istituzionalmente corretti, anche in ossequio al recente monito del Capo dello Stato, non è allo stato possibile svolgere il mandato ricevuto dai magistrati associati a tutela della autonomia e della indipendenza del sereno esercizio della funzione giudiziaria.

La Giunta rimette pertanto il suo mandato al C.D.C. che convoca in Roma per il 15 dicembre 2001.

Indice una sottoscrizione tra i magistrati per l'acquisto di spazi di informazione, che consentano di rappresentare correttamente ai cittadini le gravi preoccupazioni della magistratura associata per la tenuta dell'Istituzione giudiziaria, patrimonio della collettività e cardine dello Stato di diritto."


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