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ROMA È UN'ATTENUANTE? IL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA DEVE FARE CHIAREZZA SULLA MOTIVAZIONE CON LA QUALE SONO STATE RICONOSCIUTE A SILVIO BERLUSCONI LE ATTENUANTI GENERICHE PER L'IMPUTAZIONE DI CORRUZIONE - Il riferimento alla corruttela dell'ambiente giudiziario romano non può essere archiviato.

Ora che la Suprema Corte ha respinto i ricorsi proposti contro l'applicazione, da parte della Corte d'Appello di Milano, della prescrizione in favore di Silvio Berlusconi per il reato di corruzione, attribuitogli per la sentenza favorevole ottenuta a Roma nella causa Mondadori, la vicenda individuale dell'imprenditore presidente del Consiglio può ritenersi, sul piano giudiziario, archiviata.

Altrettanto non può dirsi per la grave questione, di interesse generale, posta dalla motivazione con cui la Corte d'Appello di Milano ha riconosciuto a Silvio Berlusconi le attenuanti generiche ai fini dell'applicazione della prescrizione.

I giudici milanesi hanno ritenuto in sostanza che in questo caso la responsabilità dell'imputato di corruzione può ritenersi attenuata per effetto dell'ampio sistema di corruttela e di mercimonio che caratterizza l'ambiente giudiziario romano.

Con ogni evidenza la Corte d'Appello di Milano ha inteso riferirsi ad altri casi in numero tale da assumere le dimensioni di connotazione ambientale. Questo riferimento non può essere archiviato senza che il Consiglio Superiore della Magistratura affronti la questione, facendo chiarezza, nell'interesse dei cittadini e dei tanti avvocati e magistrati che a Roma hanno sempre svolto correttamente la loro professione. Non vorremmo che, per via giurisprudenziale, nel nostro codice penale facesse ingresso, per alcuni reati, l'attenuante "romana".


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