Home arrow Attualitą, opinioni e commenti arrow Messaggio di civiltą delle sezioni unite della suprema corte
Restringi Allarga Aumenta carattere Diminuisci carattere Caratteri normali
Pubblicato in : Attualitą, opinioni e commenti Stampa E-mail

MESSAGGIO DI CIVILTĄ DELLE SEZIONI UNITE DELLA SUPREMA CORTE - Il lavoro non è merce.

Decidendo, in senso affermativo, una questione apparentemente banale - se i giorni di assenza per malattia vadano considerati utili per la maturazione del diritto alle ferie - le Sezioni Unite Civili della Suprema Corte hanno colto l'occasione per ribadire solennemente principi fondamentali radicati nella nostra Costituzione: il rapporto di lavoro subordinato non è un mero scambio tra paga e fatica ma anche un mezzo per l'affermazione della personalità del lavoratore, cui deve essere assicurata un'esistenza serena e dignitosa, anche ponendo a carico dell'imprenditore oneri aggiuntivi rispetto alla retribuzione; il lavoratore non è soltanto un mezzo di produzione, ma un soggetto partecipe della comunità aziendale cui dà il suo personale apporto (Sezioni Unite n. 14020 del 12 novembre 2001).

Sono principi codificati, trent'anni fa, nello Statuto dei Lavoratori, che il Parlamento votò all'unanimità per tutelare all'interno delle aziende i diritti fondamentali della persona umana. 

Alla base dello Statuto - è necessario in questi tempi ricordarlo - v'è l'art. 18 che, assicurando la tutela reintegratoria in caso di licenziamento ingiusto, è la principale protezione delle dignità umana nei luoghi di lavoro.

Ai valori affermati dalla Costituzione e richiamati dalla Suprema Corte, in sede politica oggi si tende, da destra e da sinistra, a sostituirne altri, tendenti alla mercificazione della prestazione lavorativa. Lo scopo perseguito con gli attacchi all'art. 18 St. Lav. è l'incremento della produttività: si vuole cioè che la minaccia di definitiva espulsione dall'azienda induca il dipendente a dare sempre di più, in competizione con i suoi colleghi, anche quando gli vengano imposti ritmi e modalità di lavoro lesivi della sua dignità per accrescere  i profitti dell'impresa.

E' quello che accade, per esempio, negli Stati Uniti, dove una recente indagine ha accertato che i dati sulla produttività sono elevati perché nel monte ore di lavoro non vengono calcolati i tempi formalmente destinati alla pausa pasto, nei quali i dipendenti lavorano senza retribuzione. Sempre negli Stati Uniti è normale che i periodi di ferie vengano utilizzati per le assenze dovute a malattia. Peraltro gli imprenditori americani, a differenza di molti italiani, perseguono la produttività anche attraverso gli investimenti nell'innovazione tecnologica.

Altro obiettivo perseguito con l'attacco all'art. 18 St. Lav. è il controllo su alcuni settori sensibili, nei quali la protezione del lavoratore coincide con quella di interessi fondamentali per la collettività: basti pensare al mondo dell'informazione, ove il giornalista privo di un'effettiva protezione contro il licenziamento potrà essere indotto a manovre inconciliabili con il suo dovere di informare correttamente il pubblico. Lo stesso va detto per i pubblici impiegati che, in seguito alla privatizzazione del loro rapporto di lavoro, sono oggi tutelati dall'art. 18 St. Lav. Farne soggetti flessibili può avere ripercussioni negative sulla correttezza della pubblica amministrazione.


Visite: 5833 | Nessun commento | Preferiti (0)




Aggiungi il tuo commento
Solo gli utenti registrati possono commentare un'articolo.

Nessun commento inserito per questo articolo

 
< Precedente   Successivo >

Area utenti






Password dimenticata?

Ricerca