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CAMPAGNA DISINFORMATIVA SUL MANDATO D'ARRESTO EUROPEO, AL FINE DI GIUSTIFICARE DAPPRIMA IL RIFIUTO E POI L'ACCETTAZIONE CONDIZIONATA, DA PARTE ITALIANA, DELL'ACCORDO NEL CONSIGLIO DELL'UNIONE - Il testo della proposta di direttiva non giustifica allarmismi.

Una campagna disinformativa è stata alimentata nei giorni scorsi al fine di giustificare dapprima il rifiuto e poi l'accettazione condizionata, da parte italiana, dell'accordo sul mandato d'arresto europeo nel Consiglio dell'Unione. Si è detto che l'entrata in vigore, nel nostro paese, della direttiva europea, metterebbe a repentaglio le garanzie dei cittadini italiani in materia giudiziaria.

Il testo del progetto di direttiva, che pubblichiamo nella Sezione Documenti, non giustifica allarmismi.

I paragrafi 8 e 12 della premessa e gli articoli 1.3, 3, 4, 5, 12, 13, 14, 14bis, 15, 17ter, 18, contengono una serie di garanzie che tutelano il cittadino contro eventuali decisioni arbitrarie e non conformi al nostro ordinamento. Nel sistema delineato dalla proposta di direttiva, in nessun caso può verificarsi che un cittadino italiano venga catturato e consegnato all'autorità giudiziaria di un altro paese senza il preventivo assenso del giudice italiano, cui è riservata ogni decisione sull'applicazione del mandato d'arresto.


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