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LA LETTERA INVIATA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DAL COMITATO PER LA GIUSTIZIA DEL LAVORO A ROMA - Denunciati i gravi inconvenienti organizzativi che impediscono il corretto funzionamento degli uffici giudiziari.

Pubblichiamo il testo della lettera inviata dal Comitato per la Giustizia del Lavoro a Roma al Ministro della Giustizia per denunciare le deficienze strutturali degli uffici giudiziari.

 

On.le Roberto CASTELLI
Ministro della Giustizia  
Via Arenula, 70            
00186 - ROMA             

Roma, 11 febbraio 2002

Signor Ministro,

a Milano 60 giorni, a Roma 60 mesi: con questa constatazione abbiamo avviato, tre anni fa, la nostra azione per ottenere che nella capitale la giustizia del lavoro rispetti i tempi stabiliti dalla legge processuale, così come avviene non solo a Milano, ma anche a Torino, Genova, Firenze e in altre città.

Non è vero infatti che lentezze ed inefficienze siano caratteristiche costanti e generalizzate del servizio giudiziario.

Dove organici ed uffici sono adeguati, la giustizia funziona bene, senza necessità di particolari riforme.

Qualcosa siamo riusciti ad ottenere. Negli ultimi tempi, alcuni magistrati sono stati destinati al Tribunale per coprire gli organici. Ma la situazione rimane molto grave, anche perché, quando i giudici arrivano, non si sa dove sistemarli, mancando i locali. Si è inoltre accentuata la sproporzione fra il numero dei magistrati e quello degli addetti alla cancelleria, già nettamente insufficienti alle necessità dell'ufficio. Ne consegue un caos organizzativo che incide pesantemente sulla produttività del sistema e lascia i cittadini esterrefatti.

Ancor più grave è la situazione della Corte d'Appello, che, pur dovendo coprire le esigenze dell'intero Lazio, è stata costituita con un organico manifestamente inadeguato, e tuttavia soffre anch'essa per la mancanza di locali e di personale di cancelleria.

Alle sue deficienze logistiche si vorrebbe porre rimedio collocandone la sede  in un edificio lontano da quello degli altri uffici della giustizia lavoro e aggravando così la piaga del frazionamento delle sedi, da lungo tempo caratteristica del servizio giudiziario romano.

Per avviarsi alla normalità i rimedi sono semplici e possono essere attuati rapidamente, anche attingendo a risorse disponibili in altri uffici:

  1. adeguare l'organico dei magistrati della Corte d'Appello la cui insufficienza numerica renderà inutile la maggior rapidità divenuta, in primo grado, conseguibile per l'arrivo di alcuni magistrati;
  2. destinare alla giustizia del lavoro altri locali delle caserme di Viale Giulio Cesare, largamente sottoutilizzate;
  3. aumentare il personale di cancelleria.

In definitiva, l'obiettivo del giusto processo in tempi ragionevoli, già conseguito in altre città, è, per la giustizia del lavoro romana, a portata di mano.

Non v'è soltanto un problema di efficienza, ma anche la necessità di tutelare la dignità di un'amministrazione che oggi offre ai cittadini romani un'immagine desolante.

Le chiediamo un incontro per poterLe fornire ogni altra utile precisazione.

Con i migliori saluti.

 

(Avv. Giorgio ANTONINI)  (Avv. Matilde BIDETTI) (Avv. Flavia BRUSCHI)
     
(Avv. Domenico d'AMATI) (Avv. Leopoldo MURATORI) (Avv. Pier Luigi PANICI)
     
(Avv. Aldo SIPALA)  (Avv. Paolo TEODOLI) (Avv. Andrea ZANELLO)

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