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VANIFICATA DALLA SUPREMA CORTE LA POSSIBILITA', PER GLI UTENTI DEL SERVIZIO GIUDIZIARIO, DI OTTENERE, IN BASE ALLA LEGGE PINTO, UNA RIPARAZIONE DEL DANNO CAUSATO DALLE LUNGAGGINI DEI PROCESSI - Una decisione allarmante che indurrà gli interessati a rivolgersi nuovamente alla Corte Europea.

La Suprema Corte, con la sentenza pubblicata il 13 settembre scorso (n. 13422 del 2002, di cui si dà notizia nella sezione Giudici Avvocati e Processi) ha sostanzialmente vanificato la portata della già insoddisfacente legge Pinto (n. 89 del 2001) varata dallo Stato Italiano per porsi al riparo dalla gragnuola di condanne inflittegli dalla Corte Europea dei Diritti Dell'Uomo per le intollerabili lungaggini della nostra amministrazione giudiziaria.

La Corte Europea ha sempre ritenuto che l'irragionevole durata del processo produce al cittadino un "danno in sè" ovvero un danno morale, il cui risarcimento ha normalmente determinato in via equitativa, senza porre a carico dell'interessato l'onere di provare le conseguenze negative di natura patrimoniale derivategli dalla lentezza della giustizia.

La nostra Cassazione ha ora invece stabilito che del danno subito il cittadino, per ottenere la riparazione dovutagli, è tenuto a dare la prova, il che nella maggior parte dei casi è molto difficile, se non impossibile. La sofferenza, ricordata nei Vangeli, di coloro che hanno "fame e sete di giustizia" è essenzialmente psichica. Evidentemente, per la Suprema Corte, essa potrà essere lenita solo nel regno dei cieli. Se questo allarmante orientamento giurisprudenziale dovesse consolidarsi, è prevedibile che i cittadini italiani si rivolgeranno nuovamente alla Corte Europea, per far valere il loro fondamentale diritto ad avere giustizia in tempi ragionevoli. E a Strasburgo non potrà che riconoscersi l'inadeguatezza della legge Pinto e pertanto l'inadempienza dello Stato Italiano agli obblighi assunti in sede internazionale. Analoga constatazione sarà inevitabile nell'ambito dell'Unione Europea, dal momento che la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo è stata recepita dai trattati di Maastricht ed Amsterdam, nonché dalla Carta di Nizza; ne potrà conseguire un procedura di infrazione a carico dell'Italia.

Anche il nostro Governo sta facendo la sua parte per sottrarre l'amministrazione della giustizia alle sue responsabilità. Con un decreto legge dell'11 settembre scorso ha istituito per i cittadini che intendano chiedere la riparazione in base alla legge Pinto l'obbligo di tentare preventivamente una conciliazione con l'Avvocatura dello Stato, che dovrebbe presentare entro 90 giorni una proposta transattiva. E' facile prevedere che l'Avvocatura, sommersa da migliaia di richieste, di proposte potrà presentarne ben poche. Il meccanismo si presenta perciò come uno strumento defatigatorio.


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