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NEL CALCOLO DELLA PERCENTUALE DELLA INDENNITA' DI FINE RAPPORTO SPETTANTE AL CONIUGE DIVORZIATO SI DEVE TENER CONTO DEL PERIODO DI SEPARAZIONE PRECEDENTE IL DIVORZIO - Per finalità assistenziali e compensative (Cassazione Sezione Prima Civile n. 10075 del 25 giugno 2003, Pres. De Musis, Rel. Luccioli).

In base all'art. 12 bis della legge sul divorzio (L. 1 dicembre 1970 n. 898), il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, ha diritto, se non passato a nuove nozze, in quanto sia titolare di assegno divorzile, ad una percentuale dell'indennità di fine rapporto percepita dall'altro coniuge all'atto della cessazione del rapporto di lavoro anche se l'indennità viene a maturare dopo la sentenza; la percentuale è pari al 40% dell'indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio. Nel periodo da considerare ai fini della determinazione della quota dovuta all'altro coniuge si deve includere anche quello della separazione precedente al divorzio; la quota deve essere cioè stabilita in rapporto alla durata del matrimonio e non a quella della convivenza. Questo criterio, ritenuto conforme alla Costituzione nella sentenza della Corte Costituzionale n. 23 del 1991 è del tutto coerente con la natura e la funzione dell'attribuzione indennitaria, che è connotata sia da profili di natura assistenzialistica, in quanto presuppone la spettanza dell'assegno divorzile, sia, e soprattutto, da aspetti di carattere compensativo, in relazione al contributo personale ed economico apportato dall'ex coniuge alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune.

In questa prospettiva il legislatore ha inteso avere riguardo, come si desume chiaramente dai lavori preparatori, all'apporto fornito dal coniuge più debole, per tutta la dura del matrimonio, alla maturazione del trattamento di fine rapporto, sulla base di una valutazione astratta, ma ancorata a dati di comune esperienza.


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