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NON È INCOSTITUZIONALE LA NORMA STATUTARIA DELL'EMILIA ROMAGNA CONCERNENTE IL RAPPORTO DI LAVORO DEL PERSONALE REGIONALE - Perché non consente alla legge regionale di interferire nella disciplina civilistica riservata alla legislazione statale (Corte Costituzionale n. 379 del 6 dicembre 2004, Pres. Onida, Red. De Siervo).

Il Presidente del Consiglio ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale lo Statuto della Regione Emilia-Romagna, approvato in data 1 luglio - 14 settembre 2004, in quanto tra l'altro, esso prevede, all'art. 63, comma 3, una disciplina regionale del rapporto di lavoro del personale regionale, in conformità ai principi costituzionali e secondo quanto stabilito dalla legge e dalla contrattazione collettiva. L'avvocatura dello Stato ha sostenuto che tale norma si pone in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera l) della Costituzione, in quanto consente alla legge regionale una disciplina sostanziale del rapporto di lavoro e dei suoi aspetti fondamentali, temi da ritenersi affidati alla competenza esclusiva statale in quanto rientranti nella materia "ordinamento civile". La Regione Emilia-Romagna si è difesa sostenendo che la disposizione statutaria impugnata non ha abilitato la legge regionale ad interferire sul rapporto di lavoro nei suoi aspetti di rapporto di diritto civile, in quanto ha lasciato impregiudicato il problema dei limiti entro cui la legge regionale possa intervenire a disciplinare il rapporto di lavoro. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 379 del 6 dicembre 2004, ha ritenuto non fondata la questione sollevata sul punto dalla Presidenza del Consiglio in quanto ha escluso che la norma statutaria impugnata preveda una disciplina regionale del rapporto di lavoro del personale regionale e pertanto si ponga in contrasto con l'art. 117 della Costituzione. 

Il rilievo di costituzionalità - ha osservato la Corte - muove da una lettura del riferimento alla "legge" nel terzo comma dell'art. 62 della delibera statutaria, come "legge regionale": da tale interpretazione il ricorrente desume che "la norma prevede una disciplina regionale del lavoro del personale regionale" e che quindi viola l'articolo 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione. Se, invece - ha affermato la Corte -  si considera che in altri commi dello stesso articolo, là dove si è inteso fare riferimento al potere normativo della Regione, si è scritto "legge regionale", il terzo comma assume il significato di una disposizione meramente ricognitiva del rapporto fra legislazione e contrattazione, alla luce dei principi costituzionali, nella disciplina del rapporto di lavoro del personale regionale.


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