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NELLA DETERMINAZIONE DELL'ASSEGNO DI MANTENIMENTO SPETTANTE AL CONIUGE SEPARATO, IL GIUDICE DEVE TENER CONTO NON SOLO DELLE SUE CONDIZIONI ECONOMICHE, MA ANCHE DEL TENORE DI VITA PRECEDENTE - E delle potenzialità economiche dell'altro coniuge (Cassazione Sezione Prima Civile n. 19046 del 29 settembre 2005, Pres. Proto, Rel. Luccioli).

Condizioni per il sorgere del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione sono la non titolarità di adeguati redditi propri, ossia di redditi che consentano al richiedente di mantenere una tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, e la sussistenza di una disparità economica tra le parti. Il parametro di riferimento, ai fini della valutazione di adeguatezza dei redditi del soggetto che invoca l'assegno, è dato dalle potenzialità economiche complessive dei coniugi durante il matrimonio, quale elemento condizionante la qualità delle esigenze e l'entità delle aspettative del medesimo richiedente, non avendo rilievo il più modesto livello di vita eventualmente subito o tollerato. E' pertanto erronea la decisione del giudice di merito che affermi la non spettanza dell'assegno di mantenimento limitandosi a prendere in esame le condizioni economiche della parte richiedente senza effettuare alcuna comparazione con il tenore di vita precedente, poiché in tal modo il giudizio di non spettanza dell'assegno viene sostanzialmente ancorato non già al parametro di riferimento del pregresso tenore di vita, ma a quello della disponibilità da parte della richiedente di mezzi sufficienti a far fronte alle ordinarie necessità, e senza svolgere alcun raffronto con le potenzialità economiche dell'altro coniuge.


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