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LE DISPOSIZIONI DI UNA DIRETTIVA COMUNITARIA HANNO EFFICACIA VERTICALE - Lo Stato inadempiente può essere condannato al risarcimento del danno (Cassazione Sezione Prima Civile n. 23937 del 9 novembre 2006, Pres. Lo Savio, Rel. De Chiara).

Le disposizioni di una direttiva comunitaria non attuata hanno efficacia diretta nell'ordinamento degli Stati membri, sempre che siano incondizionate e sufficientemente precise, limitatamente ai rapporti tra le autorità dello Stato inadempimente ed i singoli soggetti privati (cosiddetta efficacia verticale) e non anche nei rapporti interprivati (cosiddetta efficacia orizzontale).

Ciò in quanto esclusivamente in tal senso si è pronunciata - sin dalla sentenza 26 febbraio 1986 nella causa n. 152/84 (Marshall/Southampton and South-West Hampshire Area Health Authoriry - la giurisprudenza della Corte di Giustizia europea (vincolante per i giudici nazionali), la quale non ha affatto superato il principio che le direttive obbligano esclusivamente gli Stati alla loro attuazione mediante strumenti normativi interni, talché l'applicazione delle loro disposizioni ai singoli è soltanto l'effetto indiretto delle disposizioni interne che le recepiscono, ma ha - più limitatamente - stabilito che lo Stato non può opporre ai singoli l'inadempimento, da parte sua, degli obblighi impostigli dalla direttiva, per cui risponde, nei loro confronti, dei danni derivanti da tale inadempimento.


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