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NEL RAPPORTO DI PUBBLICO IMPIEGO L'USO PER FINI PERSONALI DEL TELEFONO ASSEGNATO DALL'AMMINISTRAZIONE COSTITUISCE PECULATO D'USO - E' punibile se produce un apprezzabile danno patrimoniale o una concreta lesione alla funzionalità dell'ufficio (Cassazione Sezioni Unite Penali n. 19054 del 2 maggio 2013, Pres. Lupo, Rel. Cortese).


 
IL DATORE DI LAVORO, IN CASO DI VIOLAZIONE DELLE NORME DI SICUREZZA, E' INTERAMENTE RESPONSABILE DELL'INFORTUNIO - Non può invocare il concorso di colpa del danneggiato (Cassazione Sezione Lavoro n. 9167 del 16 aprile 2013, Pres. Miani Canevari, Rel. Venuti).


 
IL CARATTERE RITORSIVO RENDE NULLO IL LICENZIAMENTO SOLTANTO QUANDO LA RAPPRESAGLIA NE COSTITUISCA LA RAGIONE UNICA - Non quando vi sia una giustificazione obiettiva e sufficiente (Cassazione Sezione Lavoro n. 8846 dell'11 aprile 2013, Pres. Vidiri, Rel. Venuti).


 
LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E' TENUTA AL RISARCIMENTO DEL DANNO IN CASO DI TOTALE DEMANSIONAMENTO DEL DIPENDENTE - Con quantificazione equitativa (Cassazione Sezione Lavoro n. 8854 dell'11 aprile 2013, Pres. e Rel. Amoroso).


 
IL SUPERMINIMO NON PUO' ESSERE IMPUTATO A DIFFERENZE DOVUTE PER LAVORO STRAORDINARIO - Non opera l'assorbimento (Cassazione Sezione Lavoro n. 7685 del 27 marzo 2013, Pres. Stile Rel. Blasutto).


 
LA SENTENZA PENALE SU "PATTEGGIAMENTO" COSTITUISCE INDISCUTIBILE ELEMENTO DI PROVA PER IL GIUDICE CIVILE - Che può anche utilizzare le risultanze delle indagini preliminari (Cassazione Sezione Lavoro n. 7675 del 27 marzo 2013, Pres. Roselli, Rel. Bandini).


 
IN CASO DI INTERVENTO DEL FONDO DI SOLIDARIETA' PER I LAVORATORI DEL CREDITO LA RINUNZIA AL PREAVVISO COMPORTA L'ACQUIESCENZA AL LICENZIAMENTO - Che non può quindi essere impugnato (Cassazione Sezione Lavoro n. 7669 del 27 marzo 2013, Pres. Stile, Rel. Tricomi).


 
IL RIFIUTO DA PARTE DEL LAVORATORE DELLA LETTERA DI LICENZIAMENTO NON IMPEDISCE IL PERFEZIONARSI DELLA COMUNICAZIONE - In base all'art. 1335 cod. civ. (Cassazione Sezione Lavoro n. 7390 del 25 marzo 2013, Pres. Lamorgese, Rel. Marotta).


 
L'AMMINISTRATORE UNICO DI UNA SOCIETA' IN ACCOMANDITA SEMPLICE NON PUO' ESSERNE CONTEMPORANEAMENTE DIPENDENTE - Necessaria la distinzione fra i soggetti (Cassazione Sezione Lavoro n. 7312 del 22 marzo 2013, Pres. Miani Canevari, Rel. Blasutto).


 
IN CASO DI CONTRATTI A TERMINE PER RAGIONI SOSTITUTIVE, E' CONSENTITO, PER L'UTILIZZAZIONE DELL'ASSUNTO, LO SCORRIMENTO A CATENA - Nell'esercizio del potere autorganizzatorio (Cassazione Sezione Lavoro n. 6787 del 19 marzo 2013, Pres. Miani Canevari, Rel. Blasutto).


 
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