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Pubblicato in : Attualità, opinioni e commenti Stampa E-mail

LA LENTEZZA DELLA GIUSTIZIA OSTACOLA, DI FATTO, L'EGUAGLIANZA FRA I CITTADINI

Non è degno di un paese civile che un lavoratore rimasto paraplegico per infortunio stia aspettando da oltre 12 anni il risarcimento che gli spetta, a causa del fallimento del suo datore di lavoro e della impossibilità di agire direttamente presso la compagna assicuratrice. A questa realtà la Cassazione ha fatto riferimento rimettendo la questione alla Corte Costituzionale. L'ordinanza che riportiamo in questo lancio menziona due norme della nostra Costituzione tra loro strettamente collegate: l'art. 3 nella parte in cui impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini e l'art. 111 che assicura la ragionevole durata del processo.

Quando la giustizia è lenta l'eguaglianza fra i cittadini resta sulla carta. Chi ne soffre sono  i più deboli. Sarebbe bene che queste norme della Costituzione oltre ad essere menzionate dalle decisioni dei giudici, costituissero, in concreto, regole di comportamento sia per il legislatore che per coloro che devono assicurare una rapida ed efficace tutela dei diritti (D.d'A.)


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I commenti degli utenti:  

Scritto da: marco barone il 26-06-2008 18:10

Scritto da: marco barone il 26-06-2008 18:10

Macchinazione per paralizzare la giustizia. 
 
In questi ultimi anni si è tanto parlato di giusto processo, si è tanto discusso su problematiche attinenti le modalità procedurali ma anche sostanziali su come quanto meno raggiungere la parvenza dei principi Costituzionalmente garantiti per l’affermazione piena della Giustizia. 
Ma, ciò che si nota è che sembra quasi che sia in atto una operazione di sottobanco per rallentare e paralizzare la macchina complessa e articolata della giustizia. Carenza di personale nelle cancellerie, giudici assenti, o stracolmi di lavoro, rinvii concessi con discrezione allarmante, processi che si potrebbero concludere in breve tempo che,invece, si avvicinano alla prescrizione…ed altro ancora.  
Ciò che è lecito domandarsi in tutto questo, è in atto una macchinazione per paralizzare la macchina della giustizia? 
Siamo tutti complici in questo anche non volendo ciò? 
Tutti si lamentano, tutti che blaterano solite demagogiche e retoriche critiche, a partire dagli Avvocati, dagli ordini che di fatto non si capisce quale ruolo ancora oggi nel 2008 possano continuare ad esercitare, ma chi ci rimette come sempre è chi per necessità deve rivolgersi ad un Giudice per aver la c.d. Giustizia… 
Ma alla fine il cittadino non avrà altro che ingiustizia perché processi che possono durare pochi anni si prolungano per un tempo indefinito, vuoi per la eccessiva burocratizzazione dell’apparato, vuoi perché ancora nel 2008 non è in atto alcun processo di informatizzazione degno di tal nome, vuoi perché abbiamo una produzione normativa eccessiva e superflua, vuoi perché alla fine dei conti come si suol dire se i processi durano tanto, chi in fondo in fondo ha qualcosa da guadagnarci questa è la casta dei soliti potentati….alla faccia del garantismo costituzionale…. 
Se invece di criticare, si invertisse rotta, forse qualcosa è ancora possibile fare per evitare ciò che sembra oramai divenuto inevitabile ovvero arrivare alla piena e totale paralisi del Sistema Giustizia. 
 
dott. Marco Barone

 

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