Home
Restringi Allarga Aumenta carattere Diminuisci carattere Caratteri normali
Pubblicato in : Giudici avvocati e processi Stampa E-mail

L'UNIFORME INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE REALIZZA IL PRINCIPIO DI EGUAGLIANZA - E pone un argine al contenzioso (Cassazione Sezione Lavoro n. 10629 del 22 maggio 2015, Pres. Macioce, Rel. Amendola).

Una volta che l'interpretazione della regula iuris è stata enunciata con l'intervento nomofilattico della Corte regolatrice - sino a riconoscere di dover respingere le opposte prospettazioni per infondatezza manifesta e tanto più se affermata rispetto ad analoghe pretese di lavoratori dipendenti dello stesso datore di lavoro - essa "ha anche vocazione di stabilità, innegabilmente accentuata (in una corretta prospettiva di supporto al valore delle certezze del diritto) dalle novelle del 2006 (art. 374 c.p.c.) e 2009 (art. 360 bis c.p.c., n. 1)" (Cass. SS.UU. n. 15144 del 2011). Invero il rafforzamento della funzione nomofilattica, attuato con strumenti processuali diretti a consolidare la "uniforme interpretazione della legge", rappresenta, sul piano dei principi costituzionali, da una parte una più piena realizzazione del principio di eguaglianza (art. 3, co. 1, Cost.) e d'altra parte indirettamente favorisce anche la ragionevole durata del processo (art. 111, co. 2, Cost.), perché è proprio la certezza del diritto e l'affidamento sulla tendenziale stabilità dei principi di diritto a rappresentare un forte argine deflativo del contenzioso. In sintesi, il principio costituzionale per il quale il giudice è soggetto soltanto alla legge - e non ai precedenti - è necessariamente bilanciato dal principio di eguaglianza, che vuole tutti uguali davanti alla legge, coniugato con il principio della "unità del diritto oggettivo nazionale" (art. 65 Ord. Giud.).


Visite: 7100 | Preferiti (1)


 
< Precedente   Successivo >

Area utenti






Password dimenticata?

Ricerca