Home
Restringi Allarga Aumenta carattere Diminuisci carattere Caratteri normali
Pubblicato in : Lavoro, Fatto e diritto Stampa E-mail

NULLITA' DEL LICENZIAMENTO DEL PUBBLICO DIPENDENTE - Per irregolarità dell'ufficio disciplinare (Cassazione Sezione Lavoro n. 24157 del 26 novembre 2015, Pres. Stile, Rel. Manna).

Salvatore C., dipendente del Consorzio Area Sviluppo di Agrigento, ASI, è stato sottoposto a procedimento disciplinare e licenziato il 21 agosto 2012 con provvedimento del commissario. Egli ha impugnato il licenziamento davanti al Tribunale di Agrigento chiedendo che fosse dichiarato nullo per violazione dell'art. 55 d.lgs. n. 165/01 perché il procedimento era stato condotto da uno solo dei membri dell'ufficio disciplinare, composto, per regolamento da tre persone e che comunque il provvedimento non era stato adottato da tale ufficio, bensì dal Commissario del consorzio. Il Tribunale ha dichiarato la nullità del licenziamento ordinando la reintegrazione del dirigente nel posto di lavoro. La decisione è stata confermata dalla Corte d'Appello di Palermo. Il Consorzio ha proposto ricorso per cassazione censurando la decisione della Corte palermitana per violazione dell'art. 55 d.lgs. n. 155/01 e dell'art. 18 St. Lav. nel testo novellato dall'art. 1 legge n. 92/12, rilevando che il nuovo testo dell'art. 18 prevede, per meri vizi formali del recesso, la sola tutela indennitaria.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 24157 del 26 novembre 2015, Pres. Stile, Rel. Manna) ha rigettato il ricorso. Deve condividersi - ha affermato la Corte - la giurisprudenza del Consiglio di Stato (cfr. dec. n. 140 del 16.3.76), secondo cui un organo collegiale deve necessariamente essere pluripersonale e non può mutarsi in organo monocratico, in quanto la monocraticità disattende in radice le ragioni di efficienza amministrativa che hanno suggerito la collegialità. Ne discende l'avvenuta violazione, nel caso di specie, della norma imperativa di legge costituita dal cit. art. 55 bis co. 4° d.lgs. n. 165/01, con conseguente nullità - anche per ciò solo - del licenziamento disciplinare per cui è causa. Per quanto concerne la tutela da applicarsi - ha affermato la Corte - è innegabile che il nuovo testo dell'art. 18 legge n. 300/70, come novellato dall'art. 1 legge n. 92/12, trovi applicazione ratione temporis al licenziamento per cui è processo e ciò a prescindere dalle iniziative normative di armonizzazione previste dalla legge cd. Fornero di cui parla l'impugnata sentenza. Ma proprio il nuovo testo dell'art. 18 co. 10 Stat., come modificato dalla legge n. 92/12, ricollega espressamente (oltre alle ulteriori ipotesi in esso previste) la sanzione della reintegra (e non quella meramente indennitaria) anche ad altri casi di nullità previsti dalla legge. Ed è indubbio che fra le nullità previste dalla legge vi sia anche quella per contrarietà a norme imperative (v., ancora, art. 1418 co. l ° c.c.) e in tale novero rientra, come s'è detto, il cit. art. 55 bis co. 4 0 d.lgs. n. 165/01. La tutela meramente indennitaria è invece prevista, sempre dal nuovo testo dell'art. 18 Stat., in ipotesi differenti da quelle verificatasi nel caso in oggetto (ad esempio, in quella in cui il licenziamento sia dichiarato inefficace per violazione del requisito di motivazione di cui all'art. 2, comma 2, della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni, della procedura di cui all'art. 7 della legge n. 300/70 o della procedura di cui all'art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni).


Visite: 7647 | Preferiti (0)


 
< Precedente   Successivo >

Area utenti






Password dimenticata?

Ricerca