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Pubblicato in : Lavoro, Fatto e diritto Stampa E-mail

IL PUBBLICO DIPENDENTE ADIBITO ABITUALMENTE A INCARICHI DI REGGENZA DI LUNGA DURATA HA DIRITTO ALLE DIFFERENZE DI RETRIBUZIONE PER LE MANSIONI SUPERIORI SVOLTE - In base all'art. 36 Cost. Rep. (Cassazione Sezione Lavoro n. 5550 del 6 marzo 2013, Pres. Lamorgese, Rel. Venuti).

Benedetto F., dipendente dell'INPDAP con qualifica di funzionario, ha svolto per dodici anni mansioni dirigenziali, in qualità di reggente presso alcuni uffici provinciali, ove mancava il direttore. Egli ha chiesto al Tribunale di Bologna di condannare l'INPDAP al pagamento delle differenze di retribuzione per le superiori mansioni svolte, con riferimento al trattamento economico del direttore. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la sua decisione è stata integralmente riformata in grado di appello. La Corte di Bologna ha motivato la sua decisione rilevando che dai documenti prodotti non risultava che fosse stata disposta nei confronti di Benedetto S. alcuna formale immissione nel ruolo corrispondente a qualifica dirigenziale, ma solo la sua applicazione in reggenza presso i suddetti uffici, quale funzionario; peraltro fra i compiti che potevano essere assegnati a Benedetto S. vi era anche quello di sostituire il superiore. Il funzionario ha proposto ricorso per cassazione, censurando la decisione impugnata per vizi di motivazione e violazione di legge.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 5550 del 6 marzo 2013, Pres. Lamorgese, Rel. Venuti) ha accolto il ricorso, richiamando i suoi precedenti secondo cui l'art. 20 del D.P.R. 8 maggio 1987, n. 266 (contenente le norme risultanti dalla disciplina prevista dall'accordo del 26 marzo 1987 concernente il comparto del personale dipendente dei Ministeri), dispone che il personale appartenente alla nona qualifica funzionale espleta, tra l'altro, le funzioni di sostituzione del dirigente in caso di assenza od impedimento, nonché di reggenza dell'ufficio in attesa di destinazione del dirigente titolare; l'interpretazione della norma, nel rispetto del canone di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost. e dei principi di tutela del lavoro (artt. 35 e 36 Cost., art. 2103 cod. civ. e art. 52 d.lgs. 165 del 2001), è nel senso che l'ipotesi della reggenza costituisce una specificazione dei compiti di sostituzione del titolare assente o impedito, contrassegnata dalla straordinarietà e temporaneità ("in attesa della destinazione del dirigente titolare"), con la conseguenza che la reggenza è consentita, senza che si producano gli effetti collegati allo svolgimento di mansioni superiori, solo allorquando sia stato aperto il procedimento di copertura del posto vacante e nei limiti di tempo ordinariamente previsti per tale copertura. Al di fuori di tale ipotesi, la reggenza dell'ufficio concreta svolgimento di mansioni dirigenziali. Alla stregua di tali principi - ha affermato la Cassazione - la Corte territoriale non avrebbe dovuto rigettare la domanda del ricorrente, il quale - come è pacifico - senza alcun limite temporale e con continuità è stato adibito allo svolgimento di funzioni dirigenziali in posti vacanti per dodici anni, senza che l'Amministrazione si sia data carico di procedere alla copertura dei relativi posti. Del tutto irrilevante è la circostanza, richiamata dalla Corte territoriale, che al ricorrente non sia stata attribuita formalmente la superiore qualifica dirigenziale: se così fosse stato, la controversia i esame non avrebbe avuto ragion d'essere, evidente essendo che all'attribuzione di tale qualifica e allo svolgimento delle relative mansioni era automaticamente connesso il pagamento delle corrispondenti retribuzioni (e della relativa indennità di anzianità). Parimenti, priva di rilievo è la circostanza che il ricorrente aveva i titoli per potere sostituire, quale reggente, il titolare del posto vacante. Una siffatta sostituzione - ha rilevato la Corte - poteva avvenire solo in via straordinaria, temporanea ed occasionale, in attesa della copertura del posto vacante e nei limiti di tempo ordinariamente previsti per tale copertura; al di fuori di tale ipotesi la reggenza dell'ufficio concreta svolgimento di mansioni superiori, dando luogo agli effetti collegati allo svolgimento di tali mansioni. La Cassazione ha rinviato la causa, per nuovo esame, alla Corte d'Appello di Bologna in diversa composizione.


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